El dìa de los Muertos

Quando Halloween ancora era lontano un viaggio di almeno 8 ore in aereo, per noi bambini c’era solo il giorno dei defunti.

Nella tradizione dei paesi dell’America Latina, i festeggiamenti per El dia de Los Muertos, sono molto sentiti. I defunti, se ricordati secondo la tradizione, il 2 novembre possono tornare sulla terra per stare accanto ai loro cari.

Coco, il film Disney, ci ha fatto ricordare che 4 scheletri e 2 zucche, intagliate anche bene per carità, non sono quanto di più celebrativo per chi crede che da qualche parte chi si è amato, aspetti di poter stare un po’ con noi.

A volte penso quanto sia difficile per un bambino, assimilare il concetto di morte. Capire che qualcuno, con il quale ha condiviso momenti della vita, d’un tratto sparisca.

Poi ripercorro la mia esperienza e complico ancora di più tutto.

Vengo da una famiglia del sud emigrata a Roma nel lontano 1950. Viviamo qui da sempre (mia madre ad esempio non ha mai vissuto al sud, se non per il periodo estivo), ma la religione ed il culto dei morti ce lo siamo portati dietro, come accade per il tifo calcistico o il piatto tipico.

Oltre a questo, piccolo particolare non da poco, sono nata in un caldo giugno del 1980, tre mesi esatti dopo la morte di mio padre. Sono cresciuta come un puzzle, del quale qualcuno aveva perso un pezzo. Mi ricordo di come mi piacesse girare per le lapidi di perfetti sconosciuti, quando andavo al cimitero con mia madre, ed inventavo storie su di loro. Poi c’era lui, quel biondo 25 enne, che si chiamava come me, ma al maschile. Con quella pelle così bianca che le vecchie macchine fotografiche del tempo, non ne hanno mai catturato bene i lineamenti ed i contorni. Avevo un papà sfocato.

Nonostante mi sforzi, non so esattamente quando ho compreso il concetto di morte. Ricordo solo che quando è successo, mi sono incazzata molto. Ho passato gran parte della mia vita con rancore. A volte odiavo lui, che cazzo, morire a 25 anni, manco fosse Cobain, a volte Dio o chi per lui.

Sono certa mi sia stato spiegato quanto successo. Avevo una foto di lui al quale davo un bacio, non so nemmeno quanto sentito i primi tempi. Sapevo cosa avesse diagnosticato il medico legale che lo visitò (da qui la mia spiccata ipocondria, mista a disturbo ossessivo compulsivo). Ma quanto avevo capito della morte? E adesso, l’ho capito?

Quando qualcuno a cui sei legato muore, ti trovi davanti ad un bivio di reazioni che la mente gestisce, per evitare che la grande sofferenza ci danneggi fisicamente. C’è chi soffoca le emozioni, chi esplode nella disperazione, chi dimentica.

I bambini non sono in grado di fare tutto ciò e vivono nella confusione. Io mi sono sentita per molto tempo confusa.

Avrò capito male io. Vedrai che ora torna. Si può davvero stare così male da sparire dietro una lastra di marmo.

I bambini davanti alla morte, sviluppano, forse per la prima volta, la paura dell’abbandono. Collegano questa scomparsa ad un loro comportamento sbagliato.

Avendolo vissuto in prima persona, penso che tutti gli studi del mondo non possano mai spiegare, in maniera dirimente, come affrontare il lutto. Credo sia fondamentale permettere al bambino di sentirsi libero di parlare, di chiedere e di informarsi.

La celebrazione dei defunti, magari rivedendo Coco, potrebbe essere il momento in cui capire, e capirci.

Mio figlio, quello piccolo ed egocentrico, parla spesso di morte. Non credo sappia davvero cosa sia, ma è una costante nei suoi discorsi, che provo ad approfondire. La sensibilità dei bambini cambia nelle varie fasi della vita, e a volte è molto più forte della nostra.

Buon dìa de los Muertos.