Jeeg Robot colora Tor Bella Monaca

Un murales, imponente, è apparso in soli due giorni, su un palazzo popolare della trafficatissima via Quaglia. La via dei negozi, delle case verdi. L’altro ha scatenato polemiche un po’ di tempo fa.

La zona è conosciuta dai più, per fatti non esattamente felici. È stato uno dei luoghi della mia adolescenza, degli anni del liceo, dei giri per negozi quando via Tuscolana, e ancor più, via del Corso, erano troppo lontane, per un pomeriggio post studio.

L’ho sempre vissuta con la spensieratezza, di chi non crede ci siano differenze insormontabili tra gli individui.

Poi crescendo sono uscita dalla bolla, ho cominciato a frequentare persone che avevano pregiudizi e me ne sono allontanata.

Tor Bella Monaca ed il colore dei murales.

Sono stati realizzati su degli edifici nascosti, nei quali non entrerebbero tutti. Quando sono andata a vederli, mi sono resa conto, nonostante sia stata mille volte lì, di non averli mai guardati veramente. Auto assiepate in ogni angolo, nonostante un parcheggio sotterraneo, panni stesi ai balconi e ordine, uno strano ordine. Lì, ora, quei due murales così imponenti, su un paesaggio che lo è a sua volta.

Il primo controverso è di Diamond. Di un rosso caldo, infernale.

I tratti neri della bomboletta delineano un volto femminile, con un coltello alla gola. Fiori fanno da contorno e riempiono la scena. In alto la scritta Torbellamonaca, fiera.

Nasce da un progetto della fondazione 999 Contemporary.

Anche quello apparso ultimamente, sempre sulla facciata di un edificio Ater, del comprensorio R8, fa parte dello stesso progetto finanziato.

È firmato da Flavio Solo, e colora finalmente il grigio.

Il soggetto è Jeeg Robot. Stranamente non ho pensato subito al film di Mainetti. Di Santamaria non ha nulla, ma forse vuole ricordarne le vicende partite da qui.

La protagonista è sempre una donna, Miwa, colei che può lanciare i componenti per far trasformare Hiroshi in Jeeg.

Il cambiamento è donna. Il coraggio è donna. Il potere di trasformare, di creare, di far crescere chi gli è intorno è donna.

Non credo affatto ci sia un messaggio femminista. Non si parla di generi, di movimenti, penso sia più un messaggio distensivo, di pace.

È stato bello ed emozionante. Per chi è di Roma, perché parliamo sempre di Roma, anche se periferia, consiglio una visita. Per chi la vive, o vive i quartieri limitrofi, uno sguardo ogni tanto vi strapperà un pensiero positivo.

Il cambiamento è possibile, colorando il grigio.